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Come aprire una casa famiglia

Come aprire una casa famiglia

Spesso, sentiamo dentro di noi il bisogno di aiutare chi è in difficoltà. Purtroppo, esistono tante persone che non sono molto fortunate e che non hanno nemmeno una casa in cui vivere e trascorrere le loro giornate. Spesso, nel settore sociale, gran parte delle attenzioni sono rivolte ai bambini. E’ questa, infatti, la fascia più debole della popolazione. I bambini sono indifesi e sono fragili, hanno costantemente bisogno di aiuto e di sostegno. Inoltre, la loro infanzia dovrebbe essere caratterizzata da gioia, serenità e spensieratezza. Sono nate anche per tali fini le case famiglia. In questa guida illustreremo l’iter da seguire per aprire una casa famiglia.

I requisiti per aprire una casa famiglia

Dedicarsi ad una casa famiglia non è qualcosa di semplice. Avere una casa famiglia significa occuparsi dei bambini a 360 gradi. Bisogna partire dalla considerazione che la casa famiglia non può essere utilizzata a scopo di lucro. Proprio per questo motivo, è bene che si dedichino ad un’attività del genere solamente le persone che hanno tanto tempo a disposizione o che riescano a far coesistere l’impegno di una casa famiglia con quello del lavoro. E’ un avventura in cui bisogna tuffarsi solo se veramente di ha un grande amore per chi è in difficoltà e per i bambini che necessitano di un aiuto concreto.

Dal punto di vista normativo, è utile specificare che le legge che regola l’apertura di una casa famiglia è la 328 del 2000. Una casa famiglia ha bisogno di una struttura e di un’abitazione stabile. In tal senso, le leggi di riferimento sono la 46 del 1990 relativa agli impianti, la legge 626 del 2006 e la legge 81 del 2008. Queste ultime riguardano la sicurezza sul luogo di lavoro.

Iter burocratico

La prima cosa da fare per aprire una casa famiglia è ottenere l’autorizzazione del Comune di competenza, al quale andrà presentato un progetto relativo all’attività che si vuole realizzare. Una casa famiglia può essere aperta secondo diverse forme:

  • Società
  • Cooperativa
  • Associazione

Chi rappresenta dal punto di vista legale la società, la cooperativa o l’associazione è tenuto a presentare una domanda in carta da bollo presso l’assessorato dei servizi sociali del Comune. All’interno di questo documento andranno allegati i contratti di lavoro e i curricula del personale, le varie autorizzazioni, la planimetria ed un progetto in cui si parla del modo concreto con cui si intende educare i bambini. Se il comune concede il nulla osta allora c’è bisogno dell’autenticazione di un notaio.

Spesso, all’interno di una casa famiglia si offrono anche dei servizi infermieristici. In questo caso, però, il legale rappresentante dovrà darne notizia, tramite una comunicazione, al Dirigente dei Servizi Diretti dell’assessorato alle politiche sociali del Comune.

Occhio anche alle norme relative alla grandezza delle camere. Ad esempio, le camere singole devono avere un’ampiezza minima di 9 metri quadri. Se i posti letto sono due allora la stanza deve essere ampia almeno 14 metri quadri. La cucina deve essere di 8 o più metri quadri, le sale e i soggiorni di almeno 18 metri quadri.

Una casa famiglia, come anticipato in precedenza, non ha finalità di lucro ma può contare sul sostegno degli enti comunali e regionali nonché dell’Asl.

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