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Come fare un business plan per ristoranti

Come fare un business plan per un ristorante

Complice il ritorno al piacere del cibo e il grande successo della cucina in tv, sono in tanti a sognare di aprire un ristorante. Tuttavia, la ristorazione è un arte, esige molta dedizione e conoscenze approfondite: senza un business plan dettagliato, il rischio di fallire è alto.

In questa guida vedremo come costruire un business plan per ristoranti che funzioni. Cominciamo.

Business plan per ristoranti: l’analisi di mercato e l’analisi dei competitor

Prima di “lanciarsi” nell’apertura di un ristorante, è importante procedere per step, cominciando dall’analisi di mercato.

Cosa significa analisi di mercato? Detto semplicemente, si tratta di verificare se il mercato è pronto ad accogliere la nostra idea di business. Messa così, può apparire una cosa semplice: ma in realtà parliamo di un processo complesso e lungo.
Intanto, dobbiamo scegliere il tipo di ristorazione che vogliamo fare. Abbiamo tante possibilità:

  • cucina regionale
  • cucina nazionale
  • alta cucina
  • cucina fusion
  • cucina esotica/internazionale
  • fast food di qualità

Una volta stabilito cosa vogliamo fare, c’è da capire se possiamo avere successo. Vanno analizzati tanti fattori e numeri: le potenzialità del proprio segmento di mercato, poi i comportamenti, i desideri e i bisogni del nostro potenziale cliente. Per far ciò, sono importantissime le ricerche di mercato: esistono aziende specializzate che si occupano delle ricerche di mercato.

L’analisi di mercato comprende anche l’analisi dei competitor diretti e indiretti. È opportuno farsi alcune domande: dove andrò a collocare il mio ristorante? Chi avrò come concorrente? Inserirsi in un mercato competitivo e agguerrito come quello della ristorazione non è facile, ma con una proposta di marketing forte e orientata al cliente le possibilità di successo ci sono.

Facciamo un esempio: ipotizziamo che voglia aprire un fast food di qualità, con prodotti locali, freschi e genuini. Prima di buttarmi a capofitto nell’impresa, dovrò valutare se il mercato locale è predisposto e pronto ad accogliere la mia idea, se ho competitor diretti (altri fast food di qualità e colossi come McDonalds) o indiretti (ristoranti di cucina regionale con prezzi medio bassi, ad esempio). Una volta fatte tutte le valutazioni del caso, posso stabilire se la mia idea funziona oppure no.

Obiettivi di mercato, analisi Swot e fattore differenziante

Fatte le ricerche di mercato, ci dovremo concentrare sulla nostra impresa: quali sono gli obiettivi di mercato? I nostri punti di forza e di debolezza?
Per far ciò, è utile fare l’analisi Swot, che prende in considerazione i punti di forza e di debolezza del business oltre alle minacce (cosa mette a repentaglio il successo?) e le opportunità (che possibilità ho di espandere e accrescere il mio business?). L’analisi Swot serve a capire se il nostro ristorante può aver successo oppure no.

Investimenti iniziali e copertura finanziaria

Detto dell’analisi di mercato e dell’analisi Swot, vanno presi in considerazione ora gli investimenti necessari per dare avvio all’attività.

Per aprire un ristorante, com’è facile immaginare, gli investimenti non sono pochi.
In primo luogo, occorre trovare un locale adatto alle esigenze e che si collochi in una zona frequentata.
L’affitto, le spese per le utenze, il rinnovo o l’adeguamento del locale sono costi che possono salire in fretta.
Inoltre, bisogna considerare le spese per le attrezzature (che oltre ad essere professionali devono rispondere a determinati requisiti), per gli arredi, per la sala, per le prime forniture di materie prime.

È importante stabilire con lo chef quali siano le necessità della cucina e acquistare le attrezzature di conseguenza, cercando un equilibrio fra qualità e prezzo.

Per aprire un ristorante è necessario avere un’adeguata copertura finanziaria: sono diversi i bandi dedicati alle nuove imprese, ristoranti compresi, quindi è bene accertarsi di eventuali finanziamenti e agevolazioni a favore delle attività nuove.

I costi di gestione e il food cost

I costi di gestione sono importanti quanto gli investimenti iniziali: senza un’adeguata presa in carico di questi costi, il business plan rischia di rimanere monco.

Fra i costi di gestione dobbiamo considerare:

  • i costi per la fornitura delle materie prime e per le utenze
  • i costi del personale: oltre allo stipendio, dovremmo considerare i costi di Inps e Inail
  • i costi amministrativi e commerciali, legati alla gestione del ristorante dal punto di vista amministrativo e fiscale (un esempio? I costi del commercialista e le tasse)

I costi di gestione possono essere elevati: è bene fare i calcoli senza approssimazioni eccessive, magari facendosi aiutare da un professionista del settore. Il guadagno è ciò che rimane nella differenza fra ricavi e costi di gestione.
Per guadagnare abbastanza da mantenere “vivo” il business, è importante considerare il food cost, ossia il costo medio di preparazione del menù. Se per esempio il nostro piatto costa a noi 4 euro, dobbiamo calcolare un prezzo al pubblico tale da avere un food cost medio sostenibile per il nostro ristorante.

Business plan per un ristorante: chiedici una consulenza

Abbiamo visto gli elementi fondamentali di un business plan per un ristorante: per avere successo, è determinante sia fatto per bene. Perciò, se vuoi aprire un ristorante, può essere utile la consulenza di un esperto: compila il form e chiedici una consulenza gratuita, ti aiuteremo a redigere un business plan dettagliato e cucito sulla tua idea di ristorazione

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