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Zone economiche speciali

Decreto Sud: le agevolazioni per le ZES (Zone Economiche Speciali)

I giovani imprenditori del Sud, così come le imprese già esistenti, hanno a disposizione una serie di misure interessanti per dare vita o migliorare un’impresa. Fra queste dobbiamo segnalare l’istituzione delle ZES (Zone Economiche Speciali), aree territoriali del Mezzogiorno destinate a ricevere agevolazioni e facilitazioni fiscali e burocratiche.

In questo articolo scopriremo cosa contiene il Dl n. 91, cosa si intende con Zone Economiche Speciali e quali agevolazioni e contributi sono previsti per le aziende del Sud Italia.

Approfondiamo insieme l’argomento.

Cosa prevede il DL n. 91 del 2017

Il Decreto Legge n. 91 del 2017, conosciuto anche come Decreto Sud (o Decreto Mezzogiorno), ha dato i natali alle ZES, le Zone Economiche Speciali.
Lo scorso 26 febbraio sulla Gazzetta Ufficiale è stato pubblicato il decreto n. 47 del Presidente del Consiglio del 25 gennaio 2018, che contiene il “Regolamento recante istituzione di Zone Economiche Speciali“.

Il decreto, che contiene anche la misura Resto al Sud (di cui abbiamo già parlato), negli articoli 4 e 5 definisce le Zone Economiche Speciali e quali agevolazioni sono previste.

Decreto Sud: cosa dicono gli articoli 4 e 5

Il DL n. 91/2017, negli articoli 4 e 5, fa chiarezza su cosa siano le aree ZES.

Le Zone Economiche Speciali sono aree geografiche nelle quali si applica una legislazione economica diversa da quella del resto del Paese e in cui sono previsti incentivi speciali a beneficio delle aziende attraverso strumenti di agevolazione fiscale o semplificazioni di tipo amministrativo.

Le ZES devono avere caratteristiche precise: oltre a dover essere istituite all’interno dei confini statali, devono avere delimitazioni definite e comprendere un’area portuale collegata alla rete transeuropea dei trasporti (a patto che abbia le caratteristiche stabilite dal regolamento UE n. 1315/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio dell’11 dicembre 2013).

Le ZES, secondo quanto previsto, dovrebbero essere due per regione, ma il decreto dà la possibilità di costituire anche delle ZES interregionali: la Zes potrà infatti “inglobare” anche aree regionali non adiacenti a patto che abbiamo un legame economico-funzionale e purchè presentino un nesso economico funzionale (la presenza di un’area portuale resta comunque necessaria).

Più precisamente, i porti italiani candidati a ospitare le Zone Economiche Speciali sono Gioia Tauro, Augusta Palermo, Cagliari, Bari, Taranto e un porto, ancora da individuare, che possa unire le regione Molise e Abruzzo.

Le Zes saranno istituite con un apposito decreto: la Regione interessata ad avere una Zona Economica Speciale deve fare richiesta di istituzione e presentare un piano di sviluppo strategico.

Gli obiettivi delle Zes sono tanto semplici quanto ambiziosi: agevolare l’imprenditoria giovanile e rafforzare le imprese già esistenti ma anche attirare attrarre investimenti dall’estero.

Il decreto è destinato alle imprese già nate e a quelle che nasceranno nei territori coinvolti dalla misura, e prevede agevolazioni specificamente dedicate alle imprese, come semplificazioni nelle procedure e interventi a favore dei giovani imprenditori e delle politiche attive del lavoro; sono previsti inoltre alcuni interventi atti a contrastare la dispersione scolastica.

Le gestioni delle ZES saranno affidate a comitati composti dal Presidente dell’autorità portuale, da un rappresentante della Regione e dal rappresentante della Presidenza del Consiglio dei Ministri. Non è previsto alcuni compenso per nessuna delle figure. È prevista la stipula di protocolli con le prefetture del territorio per la verifica sia della legalità delle iniziative imprenditoriale sia dell’effettiva attuazione degli interventi previsti..

Chi gestirà le Zone Economiche Speciali dovrà assicurarsi che gli strumenti garantiscano la “piena operatività delle aziende“, che vengono utilizzati i servizi economici e tecnologici previsti e che sia assicurato l’accesso alla prestazione di servizi anche da parte di terzi.

Quali sono le agevolazioni previste per le ZES

Il Decreto Sud prevede uno stanziamento di circa 200 milioni di euro da utilizzare fra 2018 e 2020 (per la precisione, 25 milioni nel 2018, 31,5 milioni nel 2019 e 150,2 milioni nel 2020).

In sostanza, la principale agevolazione del Decreto Sud per le ZES consiste in un credito di imposta, proporzionale al costo dei beni acquistati entro il 31 dicembre 2020, fino a un massimo di 50 milioni di euro a progetto di investimento.

Le imprese beneficiarie dovranno obbligatoriamente mantenere le attività nelle ZES per almeno 5 anni dopo il completamento dell’investimento; in caso contrario, è prevista la revoca dei benefici concessi.

Oltre al credito d’imposta, sono previste ulteriori misure per agevolare le imprese, come le semplificazioni fiscali, il dimezzamento dei tempi per ricevere le autorizzazioni e la riduzione di tutti gli oneri burocratici.

ZES: Zone Economiche Speciali per rilanciare l’impresa

In queste ultime settimane abbiamo parlato di diversi interventi a favore dell’imprenditoria del Sud Italia, misure destinate alla creazione o al consolidamento di imprese di vario tipo, dalle aziende agricole alle imprese di servizi.

Le Zone Economiche Speciali potranno rappresentare un volano per l’economia del Sud Italia, linfa vitale per imprese messe in difficoltà dalla crisi o stimolo per giovani imprenditori desiderosi di fare qualcosa per sé stessi e per la propria terra.

Se la tua imprese sarà coinvolta in una ZES, contattataci subito: capiremo insieme come usufruire delle agevolazioni previste per le imprese e ti aiuteremo a compilare le pratiche per ottenere il credito d’imposta.

 

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