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Impresa Familiare

Impresa familiare: cos’è, come funziona vantaggi e svantaggi

Fra le diverse forme societarie previste dall’ordinamento giuridico italiano c’è anche l’impresa familiare, una soluzione che prevede la collaborazione dei familiari dell’imprenditore nell’attività aziendale.

Vediamo ora quali sono le caratteristiche dell’impresa familiare e quali sono i vantaggi e gli svantaggi legati ad essa.

Cos’è l’impresa familiare e come funziona

In primis, occorre precisare che l’impresa familiare è un’impresa individuale (una ditta individuale, per la precisione) a cui possono partecipare, in veste di collaboratori, il coniuge, gli affini fino al secondo grado (i suoceri, i cognati) e i parenti (figli, zii e nipoti) fino al terzo grado.

I familiari che vestono il ruolo di collaboratori all’impresa familiare hanno una serie di diritti:

  • possono dire la propria nelle decisioni sull’utilizzo degli utili e degli incrementi di patrimonio
  • hanno il diritto di intervenire nelle decisioni relative all’impresa, sia ordinarie che straordinarie
  • hanno il diritto di partecipare agli utili, ma non alle perdite dell’impresa (è l’imprenditore a doverne rispondere con il suo patrimonio)
  • hanno il diritto di preferenza se c’è la volontà di cedere a terzi l’impresa
  • hanno il diritto di prelazione al momento della divisione ereditar
  • i familiari che si prestano a collaborare nell’impresa familiare sono tutelati dalla perdite.

Dal punto di vista fiscale, l’impresa familiare è a tutti gli effetti una ditta individuale: perciò, è soggetta al pagamento dell’Irpef (bisogna fare riferimento ai commi 4 e 5 dell’articolo 5 del Tuir, Testo Unico sull’Imposta dei Redditi).

Il reddito prodotto dall’impresa familiare dev’essere suddiviso così:

  • al titolare va il 51% del reddito complessivo
  • ai familiari il 49% del reddito complessivo

Dal punto di vista fiscale, sono previsti una serie di vincoli affinché si possa parlare di impresa familiare.

Innanzi tutto,  in un atto pubblico o una scrittura privata autenticata precedente all’inizio del periodo d’imposta devono essere indicati i nomi dei familiari e del grado di parentela; poi, la dichiarazione dei redditi dell’imprenditore deve indicare le quote di partecipazione agli utili dei familiari (in proporzione al lavoro svolto nell’impresa “in modo continuativo e prevalente”); infine, è dovere di ogni familiare/collaboratore indicare nella dichiarazione dei redditi di lavorato nell’impresa in modo continuativo e prevalente.

La forma societaria dell’impresa familiare è nata con la legge 19 maggio 1975 n. 151, ovvero dalla famosa riforma del diritto di famiglia; per la precisione, l’articolo che regola l’impresa familiare è il 230 bis del codice civile.

A questo proposito, l’articolo 230 bis recita che

Il familiare che presta in modo continuativo la sua attività di lavoro nella famiglia o nell’impresa familiare ha diritto al mantenimento secondo la condizione patrimoniale della famiglia e partecipa agli utili dell’impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonché agli incrementi dell’azienda, anche in ordine all’avviamento, in proporzione alla quantità e alla qualità del lavoro prestato.

Per parlare di impresa familiare, dunque, non devono essere in atto rapporti contrattuali di natura diversa come  la subordinazione, la società o il contratto di associazione in partecipazione, regolati da altre norme.

In caso di scioglimento dell’impresa familiare, oppure se un familiare recede, non è necessario l’intervento di un notaio, ma basta una semplice scrittura privata; al familiare che recede va liquidata la sua quota sulla base del lavoro svolto.

Vantaggi e svantaggi di un’impresa familiare

Un’impresa familiare nasconde diversi vantaggi.

In primo luogo, i costi per la costituzione di questo tipo di impresa sono abbastanza contenuti.
La possibilità poi di dividere il reddito con i propri familiari rappresenta un plus perché dà la possibilità ai membri di una famiglia di lavorare insieme per lo stesso scopo.

L’impresa familiare è adattissima per le piccole realtà, anche perché gode del regime agevolato fiscale “per trasparenza“, quello che per l’appunto permette di assegnare il reddito in modo proporzionale a imprenditore e collaboratori e che, di conseguenza, evita che la tassazione Irpef sia scaricata interamente sul titolare.

I contro, invece, di un’impresa familiare stanno nella forma giuridica: essendo sostanzialmente una ditta individuale, il titolare dell’impresa è il responsabile di eventuali debiti contratti dalla società; gli altri familiari, che partecipano alla gestione, non rischiano del proprio patrimonio. In caso di fallimento o insolvenza, dunque, l’imprenditore può fallire e rimetterci di tasca propria.

C’è da aggiungere che il titolare, vista la natura “collettiva” dell’impresa, deve consultare gli altri componenti dell’impresa prima di fare determinate scelte in seno all’azienda.

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